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Italia, Spagna, Egitto e Stati Uniti. La geografia di Chips&Salsa: Giornalismi, digitali, interattivi mediterranei si allarga. Espande i suoi confini, ovviamente, nel Mediterraneo, ambito di osservazione privilegiato dell’evento, e scavalca anche l’Atlantico per portare a Genova un esempio di sperimentazione digitale d’eccezione: Jeremy White, uno degli autori dell’inchiesta del New York Times sul crollo del Ponte Morandi di Genova.

Per adesso, ecco la lista: Clara Attene, Marianna Bruschi, Nicola Bruno, Alessia Cerantola, Alice Corona, Gianluca De Martino, Amr Eleraqi, Carola Frediani, Marco Grasso, Isaia Invernizzi, Óscar Marín Miró, Anna Masera, Filippo Mastroianni, Simone Pieranni, Guido Romeo, Pablo Leon Sanchez, Eleonora Vio, Jeremy White.

Data journalist e formatrice, lavora come Teaching Fellow per il Google News Lab, facendo formazione sugli strumenti di Google per il giornalismo. È co-fondatrice di Viz and Chips, startup giornalistica di Torino specializzata nella realizzazione di info game e visualizzazioni interattive. Al mattino presto (e non solo) collabora con Good Morning Italia, dove si occupa del coordinamento editoriale. Lavora come tutor presso l’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino e collabora con il Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” di Torino. In passato, ha scritto per Il Sole 24 Ore e Il Venerdì di Repubblica. Appassionata di tutto ciò che ha a che fare con l’economia e la tecnologia.


Marianna Bruschi è responsabile del Visual Lab, redazione del Gruppo Editoriale GEDI composta da giornalisti, designer, videomaker e sviluppatori che lavorano insieme per sperimentare nuovi linguaggi di giornalismo digitale con progetti destinati a tutte le testate del gruppo, da Repubblica ai quotidiani. All’interno della divisione digitale segue inoltre il programma di membership dei 13 quotidiani locali, un progetto che non è un semplice abbonamento ma un lavoro sulla community con eventi, inchieste giornalistiche condotte insieme ai lettori, contenuti speciali, nuove iniziative. Ha iniziato alla Provincia Pavese, quotidiano locale del Gruppo Gedi e ha lavorato poi come responsabile della redazione digitale di Roma per lo sviluppo digitale delle testate locale del gruppo. Si occupa anche di formazione con progetti dedicati agli studenti.

Nicola Bruno


Nicola Bruno è giornalista ed esperto di cultura digitale. È tra i co-fondatori di Effecinque, agenzia che sviluppa formati innovativi per testate digitali, e di Dataninja.it, network di data-journalism specializzato in inchieste data-driven. È stato un Journalist Fellow al Reuters Institute for the Study of Journalism. Insieme a Raffaele Mastrolonardo ha scritto “La Scimmia che Vinse il Pulitzer. Storie, avventure e (buone) notizie dal futuro dell’informazione” (Bruno Mondadori). Nel 2016 ha fondato Factcheckers, associazione focalizzata sulla promozione dell’educational factchecking tra studenti, docenti e genitori.



Alessia Cerantola è una giornalista che si occupa in particolare di inchieste e reportage dall’Estremo Oriente. Lavora per Report, programma televisivo di Rai 3 e collabora con Outlook, programma radiofonico di BBC World Service. È co-fondatrice di IRPI ed è membro italiano di ICIJ. Per i suoi lavori ha vinto diversi riconoscimenti tra cui il premio per la libertà di stampa di Reporter sans frontières e Unesco (Austria). Nel 2016 ha contribuito all’inchiesta Panama Papers, che ha ricevuto il Premio Pulitzer nel 2017.



Alice Corona è specializzata nell’elaborazione, visualizzazione e comunicazione dai dati. Il suo metodo di lavoro privilegia l’utilizzo di strumenti open source. Dopo un laurea in Storia (Siena) e una in Scienze della Comunicazione e dell’Informazione (Tilburg, Paesi Bassi), dal 2014 lavora nel campo del giornalismo, dei dati e della formazione.  Dal 2018 è anche project leader di Batjo, progetto di ricerca e divulgazione sulla fabbricazione digitale e la rappresentazione fisica dei dati.



Amr Eleraqi è direttore esecutivo di InfoTimes. Con 12 anni di esperienza nell’industria dei media, è un pioniere in data journalism e data storytelling. Nel 2016, ha pubblicato “Data Journalism Fundamentals”, il primo libro sul data journalism in lingua araba. Amr è si occupa di formazione sull’argomento e collabora con organizzazioni come BBC Media Action, Internews, Free Press Unlimited e Deutsche Welle. È stato vincitore del premio International Center For Journalists nel 2013, ed è stato selezionato due volte per il riconoscimento Global Editors Network (GEN). Nel 2017, ha fondato il gruppo Arab Data Journalists Network, per promuovere data journalism nel mondo arabo.



Gianluca De Martino, giornalista professionista e autore televisivo, si occupa di data journalism e cura la sezione editoriale di Confiscati Bene, portale per la trasparenza dei dati sui beni confiscati. Per la tv ha lavorato a programmi e docufiction per Rai, La7, Crime+Investigation, Tv8, Discovery. Ha realizzato servizi e inchiesta per Wired, L’Espresso, Repubblica Tv, Huffington Post. È coautore del libro Napoli. La fabbrica degli scandali (Newton Compton, 2015).



Carola Frediani ha iniziato a lavorare come giornalista digitale e tech alla agenzia Totem guidata da Franco Carlini. Con altri colleghi ha cofondato l’agenzia giornalistica Effecinque. Poi a La Stampa come social media editor, e successivamente nel team inchieste. Nel mentre ha scritto di cybersicurezza, privacy, sorveglianza e diritti digitali per varie testate nazionali e internazionali. I suoi ultimi libri sono Guerre di Rete (Laterza) e, in uscita, Cybercrime (Hoepli). Attualmente lavora come Cybersecurity Awareness Manager in una azienda tech internazionale.



Marco Grasso si occupa di cronaca giudiziaria, criminalità e inchieste. Dopo una prima esperienza alla redazione Internet di Repubblica, dal 2008 scrive per Il Secolo XIX e dal 2014 anche per La Stampa. È autore di cinque libri-inchiesta: “A meglia parola, Liguria terra di ’ndrangheta” (2013), con Matteo Indice; “Cinque donne – I cold case di Genova” (2017, Itedi), “Il comandante e la valigia – Delitti e misteri di mare in Liguria” (2018, Il Secolo XIX), e “Occhio elettronico – I delitti impossibili risolti dalla tecnologia” (2018, Il Secolo XIX), con Tommaso Fregatti, Matteo Indice e Marco Menduni; “La strage silenziosa – Genova e i morti d’amianto, una battaglia operaia” (2018, Rubbettino), con Marcello Zinola.  Ha realizzato due documentari: “Lost in Revolution” (40 min., 2015), con Davide Pambianchi, sulla guerra civile in Ucraina, e “Il colore della memoria” (20 min., 2008), con Alberto Cozzutto, sui desaparecidos italiani in Argentina.



Isaia Invernizzi, giornalista professionista, lavora a L’Eco di Bergamo dal 2016. Attualmente è redattore della versione online del quotidiano. Datajournalist per scelta e per passione.



Anna Masera è Public Editor (garante dei lettori) a La Stampa a Torino (dove è caporedattrice ed è stata già social media editor e web editor dalla fine del 1999) e dal 2016 è direttrice del Master in Giornalismo all’Università di Torino. È stata per due anni capo ufficio stampa alla Camera dei Deputati, nel 2014 e 2015, in aspettativa da La Stampa, con l’incarico di digitalizzare la comunicazione. È laureata a Yale in Storia, con un Master in Giornalismo alla Columbia University.



Visual & Data Journalist, oltre che consulente e Tableau Ambassador, si avvicina al mondo data-driven partendo da un background umanistico e una tesi sul Data Journalism. Dal 2016 collabora regolarmente con InfoData del Sole 24 Ore, pubblicando anche per altre testate, come Gazzetta dello Sport. La missione è dare una voce creativa ai numeri e alle storie che hanno da raccontare. Quelle storie nascoste in bella vista che hanno solo bisogno di essere portate alla luce con gli strumenti adatti.



Óscar Marín Miró è uno sviluppatore software focalizzato su data visualization e VR storytelling. Fin dal 2001 opera con i big data, lavorando principalmente in recupero di informazioni e Natural Language Processing in grandi aziende. Nel 2012, ha fondato Outliers Collective, un piccolo studio di data visualization a Barcellona. Ha iniziato a sviluppare soluzioni di visualizzazione dei dati in realtà virtuale nel 2014, e ora si occupa di unire data visualization e video 360, implementando le esperienze interattive che combinano entrambe le tecnologia. Nel 2017 è stato Journalism360 grantee con il progetto Dataverses, uno strumento opensource per generare esperienze di visualizzazione dati in WebVR che incorpora video 360 e media 3D. Óscar collabora ad Aframe, ecosistema opensource WebVR, e sta sviluppando insieme a ESADE Business School, un framework di test per misurare l’efficienza di dati in realtà virtuale rispetto ai tradizionali metodi in due dimensioni.



Simone Pieranni, genovese. Ha vissuto in Cina dal 2006 al 2014. A Pechino ha fondato China Files un’agenzia editoriale che collabora con media italiani e internazionali. Oggi lavora al manifesto. Nel 2017 insieme a Giada Messetti ha prodotto Risciò, un podcast sulla Cina contemporanea. Ha scritto Cina Globale (manifestolibri, 2017) e il romanzo Genova macaia (Laterza, 2017).



Guido Romeo, giornalista e autore, si occupa di sistemi dell’innovazione, economia digitale, giornalismo di precisione e trasparenza dell’informazione. Ha ricevuto premi in Italia e all’estero e realizza ricerche e inchieste di data journalism. Scrive per Il Sole 24 Ore per il quale ha co-curato i contenuti di due edizioni degli Open Innovation Days. È presidente dell’associazione Facta, centro di giornalismo scientifico indipendente con focus sul Mediterraneo. È autore di “Silenzi di Stato, storie di trasparenza negata e di cittadini che non si arrendono” (Chiarelettere 2016). Interviene come docente di data journalism, giornalismo digitale e accesso all’informazione all’Università IULM, alla Business School del Sole24Ore, alla SISSA –Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, e in corsi riconosciuti dall’Ordine dei Giornalisti. Tre dei suoi progetti sono stati finanziati dal Digital News Innovation Fund di Google. È stato responsabile per l’economia e i dati a Wired, partecipando all’organizzazione di due edizioni del Wired Next Fest.



Pablo Leòn Sanchez scrive per El País dal 2009. I suoi approfondimenti sono stati inclusi nel magazine El Viajero EL PAÍS, nell’edizione locale di Madrid e ha lavorato anche nel team dedicato ai reportage. Attualmente, fa parte dell’unità produttiva focalizzata sull’innovazione digitale nel giornalismo e nelle narrazioni di informazione. Nel 2018, Pablo ha lavorato all’acceleratore The Lookout Station per produrre il reportage in video 360 “The dehesa is sick” dedicato all’epidemia di funghi che sta distruggendo la dehesa, un particolare ecosistema boschivo creato dall’interazione tra l’impatto umano e la foresta mediterranea.



Eleonora Vio è una giornalista freelance e si occupa di radicalismi di varia natura, temi sociali e storie di donne. Eleonora ha lavorato per otto anni in Medio Oriente e Nord Africa (es. Territori Palestinesi, Israele, Egitto, Turchia, Iran e Iraq) e, nel 2015, ha co-fondato il collettivo Nawart Press con cui ha realizzato due acclamati progetti multimediali. Di recente, Eleonora ha trattato la crisi umanitaria dei Rohingya in Bangladesh ed esplorato il mondo delle donne minatrici nella Repubblica Democratica del Congo. I suoi lavori sono apparsi su molti media italiani (es. SKYTG24, Il Venerdì di Repubblica, D di Repubblica, Panorama, Internazionale) ed esteri (es. Geographical UK, Sept.info, Profil, Aljazeera, WOZ, TRT World). Nel 2018 è stata tra i vincitori dell’11° round dell’Innovation in Development Grant offerto dallo European Journalism Centre.



Jeremy White è graphic editor per The New York Times e professore a contratto alla Columbia University. Ha contribuito a progetti che hanno vinto numerose nomination agli Emmy, un premio Peabody e riconoscimenti di Society of News Design, World Press Photo e Pictures of the Year International. Prima di unirsi al Times, ha creato grafiche animate, interattive e per la stampa per blueshirt, azienda che ha fondato nel 1998, lavorando per clienti come Toyota, Fiat, Sony, a Microsoft. Jeremy si è laureato alla School of Journalism all’Università del Montana, e ha conseguito un master in cartografia e sistemi di informazione geografica presso l’Università del Wisconsin.

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